Negli anni ’30, la manodopera specializzata della Nazareno Gabrielli è composta principalmente da donne, le così dette Gabrielline, un vero e proprio fenomeno sociale. Essere una Gabriellina non significava soltanto avere un lavoro, ma guadagnare una posizione sociale di tutto rispetto.

 

La condizioni di lavoro alla Nazareno Gabrielli, infatti, erano fra le migliori nelle industrie di Tolentino: ben pagate, rispettate e soprattutto non fiaccate dalla fatica come le loro colleghe che lavoravano alla filanda o alla conceria. Inoltre, Nazareno Gabrielli, sempre attento al benessere dei suoi dipendenti, non mancava di gratificarle per la cura e la solerzia che riponevano nel loro lavoro, organizzando feste, cene ed occasioni per celebrare i successi dell’azienda.

 

Maria Giachetti, moglie di Nazareno Gabrielli e fine decoratrice, insegnava alle ragazze le tecniche di decorazione di pelli e tessuti, e si prendeva cura di loro come una mamma con le proprie figlie: autoritaria al bisogno, pronta a condividere la sua abilità con le operaie.

 

In questo ambiente di lavoro così innovativo per l’epoca, queste giovanissime ragazze, oltre che colleghe, divennero amiche e confidenti, e guadagnarono indipendenza economica e sociale, tanto da divenire le donne più invidiate della città. Il lavoro infatti, consentiva loro di avere uno stile di vita agiato, ma mai sopra le righe.

In questo nuovo episodio della mini-serie Tolentino, Città Gabrielli, parliamo proprio di queste incredibili donne tolentinati, entrate a far parte della memoria collettiva e della storia della città.

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